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Il subwoofer: come e perché

di Gian Piero Matarazzo , pubblicato il 22 Aprile 2016 nel canale AUDIO

“Cosa ci dobbiamo aspettare da un subwoofer da inserire nel nostro impianto? Quali sono le caratteristiche che dobbiamo tenere nel conto quando ci apprestiamo a scegliere un subwoofer? In questi casi sarà utile rileggere queste quattro note.”

Costruzione del box


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In generale il box che deve ospitare un woofer per l’emissione delle frequenze più basse, deve essere solido e rigido, anzi. Di più: deve essere indeformabile. Alle frequenze mediobasse, tra i 70 ed i 150 Hz, un altoparlante dotato di un buon motore, può far schizzare la membrana con una accelerazione di diversi “g”, motivo per il quale occorre prevedere, sotto la spinta di un volume notevole di aria spostata, che il box non subisca microdeformazioni delle pareti che farebbero perdere porzioni discrete di pressione emessa.

In realtà se il box è di dimensioni contenute, diciamo 30 x 30 x 30 centimetri, basterebbe il solo involucro esterno realizzato in medium density da un pollice di spessore incollato alla perfezione. Per volumi più grandi, oppure sottoposti a stress misurati con una certa cura, è meglio disporre all’interno del box dei rinforzi che tengono insieme quattro pareti nel punto più fragile, che si rileva sulle pareti del box prima dell’incollaggio del rinforzo stesso.


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Nel tempo molti costruttori hanno sviluppato una buona abitudine, quella di studiare - accelerometro alla mano - quale sia la posizione e la consistenza migliore dei rinforzi interni, costruendo spesso dei veri e propri capolavori di irrigidimento delle strutture. Verrebbe da dire che un subwoofer più pesa e più ci rassicura ma nella pratica non sarebbe del tutto vero. Un mobile di una cinquantina di litri ha bisogno di due soli rinforzi, per un peso aggiunto di meno di 300 grammi sul peso del box in mdf.

Spesso si confonde il fatto che un rinforzo è sollecitato esclusivamente a compressione, motivo per il quale è inutile montare all’interno del box mini pareti dello stesso peso di quelle esterne, che in più si portano dietro altre problematiche difficili da aggirare. Va ancora ricordato che il mobile di un moderno subwoofer ha due punti di debolezza: il foro per ospitare l’altoparlante e quello per ospitare l’elettronica di potenza.

Per evitare fastidiosi soffi d’aria l’elettronica di potenza viene fatta lavorare in un subvolume chiuso, in genere una sorta di scatola di plastica, che costituisce essa stessa una superficie cedevole sotto la spinta dell’altoparlante che si muove. Oggi come oggi la soluzione migliore prevede la chiusura con colla a caldo di tutti i possibili pertugi da cui potrebbe passare l'aria, che poi si riducono al passaggio dei potenziometri ed alla parte posteriore dei connettori di ingresso-uscita.