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Il subwoofer: come e perché

di Gian Piero Matarazzo , pubblicato il 22 Aprile 2016 nel canale AUDIO

“Cosa ci dobbiamo aspettare da un subwoofer da inserire nel nostro impianto? Quali sono le caratteristiche che dobbiamo tenere nel conto quando ci apprestiamo a scegliere un subwoofer? In questi casi sarà utile rileggere queste quattro note.”

Estensione in frequenza


Da sinistra sub con dimensioni crescenti: PSB, Velodyne 1812, SVS 13 Ultra e Wisdom Audio STS,
quest'ultimo di tipo passivo in linea di trasmissione, con mobile da 600 litri e sensibilità di 101dB a 20Hz

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I subwoofer in genere sono catalogabili in due categorie: quelli di dimensioni contenute e quelli grossi e potenti. Al primo gruppo appartengono i subwoofer che utilizzano trasduttori che vanno da 5 a 10 pollici, come a dire da 130 a 250 millimetri di diametro nominale. Come vedremo nella parte dedicata alla tenuta in potenza questo tipo di sub, ancorché allettante per le dimensioni, è quello che ha più difficoltà nell’emettere basse frequenze, sia per le dimensioni dell’altoparlante che per il volume di aria spostata dalla membrana.

Si ricorre molto spesso ad una equalizzazione attiva che cerca di linearizzare la risposta quanto più possibile a spese della potenza immessa e dell’escursione stessa del trasduttore utilizzato. All’inizio della immissione sul mercato dei primi subwoofer era raro trovare altoparlanti con una escursione lineare di 5 o 6 millimetri e soltanto qualche costruttore illuminato proponeva woofer con una escursione appena maggiore. Oggi non è difficile trovare altoparlanti con 8 o 10 pollici dotati di una escursione di 10 o 12 millimetri, per un volume d’aria spostato quasi doppio.

L’estensione comunque è data dalla coerenza dei parametri caratteristici e dal carico acustico dato dal volume a disposizione, quasi sempre caricato in bass reflex. Trovare un woofer che possa scendere tra i 20 ed i 30 Hz in cassa chiusa con una pressione ancora accettabile è veramente molto difficile. Un buon subwoofer deve poter garantire una estensione alle basse frequenze compresa tra i classici 20 Hz ed i 40 Hz. Subwoofer che dichiarano una frequenza bassa superiore a questo intervallo sono da considerarsi come obbedienti a tutta una serie di compromessi troppo stringenti.

I subwoofer di dimensioni maggiori, oltre i 40-50 litri,  ripagano in genere con una maggiore estensione, supportata oltretutto da una migliore tenuta in potenza. In genere ci sono tre topologie circuitali che condizionano il comportamento alle basse frequenze: il reflex classico, il reflex equalizzato e la cassa chiusa equalizzata. Il primo ha bisogno di woofer di discrete dimensioni e un discreto volume del mobile. Il secondo sopperisce con l’equalizzazione alla mancanza di estensione dovuta al volume utilizzato per il carico. Anche il terzo usa l'equalizzazione, per linearizzare la risposta di un diffusore che di sicuro non scende al di sotto dei 60 Hz.

E non ve ne venite con le considerazioni sullo smorzamento della cassa chiusa, perché un subwoofer in cassa chiusa per poter scendere deve essere equalizzato con un passa alto. Ecco che la risposta totale, filtro più woofer, assume lo stesso andamento di un bass reflex, con tanti audiofili che non se ne accorgono e parlano di caratteristiche migliori.