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Samsung Onyx Cinema LED

di Emidio Frattaroli , pubblicato il 23 Marzo 2018 nel canale 4K

“La rivoluzione nella riproduzione dei contenuti cinematografici in sala è appena iniziata con il nuovo Samsung Onyx Cinema LED, il primo LED-wall ad essere certificato DCI, con caratteristiche e qualità video inarrivabili da qualsiasi videoproiettore cinematografico presente e futuro ”

Dimensioni, risoluzione e distanza di visione


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Risoluzione, "pixel pitch" e dimensioni del Samsung Cinema LED sono caratteristiche ben definite, non modificabili legate tra loro a doppio filo. Come già evidenziato in apertura, il pixel pitch del Cinema LED Samsung - ovvero la distanza tra due pixel - è di 2,5mm. Se moltiplichiamo il pixel pitch per la risoluzione orizzontale e verticale, otteniamo le due dimensioni, pari rispettivamente a 10,3 metri di base e 5,4 metri di altezza. Al momento le specifiche DCI non consentono di modificare arbitrariamente la risoluzione del display o del proiettore e le uniche risoluzioni ammesse sono soltanto due, quella "2K" (2048x1080) e quella "4K" (4096x2160).

In particolare, se il film fosse a risoluzione 4K, il DCP è comunque compatibile con i server e i proiettori 2K e verrebbe "utilizzato" soltanto il contenuto 2K estratto dal file, senza alcuna operazione di scaling. Se invece il contenuto fosse a risoluzione 2K, i display e proiettori 4K operano comunque uno scaling "trasparente" e senza artefatti poiché la risoluzione di arrivo è un multiplo perfetto di quella di partenza. Esattamente come per i proiettori digitali DCI, il Samsung Cinema LED utilizza soltanto l'area effettivamente impiegata dai contenuti, quindi - nella stragrande maggioranza dei casi - 3996x2160 pixel per contenuti "flat" e 4096x1716 pixel per quelli "scope", lasciando spenti i pixel non utilizzati: 56cm in alto e in basso per film scope" e 13cm per lato per contenuti "flat".

Per essere più chiari possibile, al momento non è possibile costruire un Samsung Cinema LED da 15 metri di base a risoluzione 6K perché nella riproduzione di contenuti 4K ci sarebbe uno scaling "distruttivo" che limiterebbe la risoluzione ed è improbabile che DCI possa acettare una soluzione del genere. In teoria sarebbe possibile per Samsung costruire un Cinema LED a risoluzione 8K da 20 metri di base poiché in questo caso sarebbe più facile ottenere la certificazione DCI, poiché 8K è un multiplo perfetto sia del 2K che del 4K. In questa prima fase però sono possibili solo due soluzioni: il Cinema LED a risoluzione 2K da 5,15 metri di base (osservato ad Amsterdam lo scorso febbraio in occasione dell'ISE) e il Cinema LED da 10,3 metri di base a risoluzione 4K installato a Zurigo.

 
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Parlando con Andreas W. Bohli, "Deus ex Machina" di "Imaculix", azienda che si è occupata dell'installazione, sembra che Samsung stia già lavorando ad altre due soluzioni che dovrebbero ricevere presto una certificazione DCI. La prima prevede un pixel pitch più elevato, probabilmente di 3,5mm, in modo da poter costruire uno schermo 4K da 15 metri di base e coprire sale fino a 400 poltrone. La seconda dovrebbe riguardare la soluzione a risoluzione 8K da 20,5 metri di base per sale fino a 600 posti, utilizzando gli stessi moduli con pitch da 2,5mm.

Tornando alla pura risoluzione e rimanendo con i piedi per terra, quindi alla risoluzione 4K e alle dimensioni del Cinema LED installato a Zurigo, c'è da fare una considerazione importante e un parallelo fondamentale tra il LED Samsung e un sistema tradizionale con proiettore e telo. Partiamo dal videoproiettore. Che si tratti di DLP oppure di LCD, ogni proiettore DCI 4K è fondato su un "motore ottico" formato da tre microdisplay a risoluzione 4K, ciascuno con tutti i punti di risoluzione per ognuna delle tre componenti cromatiche RGB. Per i proiettori 2K è lo stesso, cambia solo la risoluzione che da 4K passa ovviamente a 2K.


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I tre microdisplay (chiamateli "pannelli" o "matrici" ma sappiate che il nome corretto è "micro-display") sono disposti su un particolare prisma dicroico che fa in modo che la luce arrivi suddivisa nelle tre componenti sulla loro superficie e che venga quindi riflessa e riunita in una sola immagine. Purtroppo è quasi impossibile che i tre microdisplay siano perfettamente "coincidenti", condizione che favorisce purtroppo piccole aberrazioni cromatiche, il più delle volte praticamente invisibili ma non sempre. Anche il prisma purtroppo ha dei piccoli "effetti collaterali" sulla risoluzione, come la diminuzione del micro-contrasto.

Poi c'è l'obiettivo e qui dovrei aprire un capitolo "gigantesco". Mi limiterò a descrivere soltanto due aspetti principali. Il primo riguarda il solito compromesso tra qualità, prezzo e versatilità del gruppo di lenti che compongono l'obiettivo. Nel mio costante peregrinare, da più di trent'anni, tra le sale cinematografiche dell'intero globo terracqueo, ne ho viste davvero di tutti i colori; ed è proprio il caso di dirlo, visto che mi riferisco alle inevitabili aberrazioni cromatiche, quando non alla precisione e alla uniformità della messa a fuoco su tutto lo schermo che spesso non è micro-perforato ma soltanto perforato, con buchi che potrebbero essere attraversati dalla mina di una matita. E credetemi, la differenza è sostanziale, con fori che spesso sono visibili anche da metà sala. Poi c'è il problema legato agli obiettivi motorizzati, indispensabili con schermi con rapporto d'aspetto superiore a 1,89:1 (praticamente la regola) per adattare la risoluzione verticale a tutta l'altezza dello schermo, sia con film in "flat" (1,85:1) che in "scope" (2,39:1) con la necessità di verificare periodicamente la precisione delle posizioni.

Nel Cinema LED di Samsung tutto questo non accade. I problemi legati alla messa a fuoco o alle aberrazioni cromatiche sono soltanto un limite del vostro apparato visivo oppure delle lenti dei vostri occhiali da vista. I pixel sono tutti lì, ben distinti l'uno dall'altro ma non troppo distanti, in modo che non siano troppo percepibili anche a distanza ravvicinata. Perché è proprio questo il "rischio" di una soluzione del genere e l'argomento principale di tutti i difensori del sistema telo + proiettore, ovvero che l'immagine è "troppo digitale", dimenticando che erano le stesse critiche che subivano proprio loro, attori della proiezione digitale, dai grandi vecchi della proiezione in pellicola, affezionati alla grana, alla colorimetria da terno al lotto, alla instabilità di quadro e a molto altro ancora.


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"Troppo digitale"? Sono tutte fesserie. La struttura dei pixel del Samsung Cinema LED non è visibile, a patto di non avvicinarsi troppo. Secondo me sei metri e mezzo sono già una distanza di sicurezza. A cinque metri io ho iniziato a percepire la struttura ma soltanto nella zona direttamente davanti al mio naso, non certo nelle zone più lontane dello schermo e il tutto senza alcun fastidio. A cinque metri di distanza da un telo da 10 metri di base illuminato da un proiettore digitale avrei mal sopportato la perforatura oppure, in caso di schermo di alta qualità con micro-fori (che dovrebbero essere invisibili anche a 4 metri di distanza), avrei mal sopportato l'imprecisione della messa a fuoco e le aberrazioni cromatiche del proiettore. Insomma, anche a distanza ravvicinata e con gli stessi rapporti di visione e proiezione, il Samsung secondo me stravince a mani basse contro la videoproiezione. 

Dalla prima fila, posta "spannometricamente" a poco piùdi 5 metri dallo schermo (quindi con un rapporto di visione di circa 0,5:1), la struttura "a reticolo" era solo appena percepibile e assolutamente non fastidiosa. Al contrario, il CLEDIS di Sony, che ha una superficie netta del pixel pari soltanto all'1% della superficie totale (il pitch è la metà rispetto a Samsung), con livelli di luminanza medi, ho percepito con fastidio la struttura dei pixel già con rapporti di visione di 0,6:1.